CIO’ CHE INFERNO NON E’ …

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Le ultime parole di un uomo sono ciò che conta.

Sono il sigillo della sua vita.

Lui dice: “Me l’aspettavo”.

Lui dice che era pronto, alle 20.40 del 15 settembre 1993.

E sorride.

Se nella vita ci capita la fortuna di conoscere uomini in grado di cambiarci totalmente la vita dobbiamo ritenerci soddisfatti. Io personalmente sono sempre spaventata dai cambiamenti. Per quelli ci vuole coraggio. E il coraggio non è roba da tutti. Cambiare la vita, e non dal di fuori ma dal di dentro si può e sono in tanti quelli che c’è lo raccontano. Immaginate chi ha avuto l’immenso onore di vivere un pezzo della propria vita di fianco a Giovanni Falcone o Paolo Borsellino. Immaginate chi ha la fortuna di poter assorbire come una spugna, proprio perchè vive la sua quotidianità, e mi viene in mente, che so, la cuoca, o la signora delle pulizie, le parole che sente uscire direttamente dalla bocca di Papa Francesco. Ecco, io penso e spero che queste persone siano consapevoli dell’immensa fortuna che hanno…per tutti quelli come me, che aihmè, conoscono tanta gente “normale” dal quale imparare sempre (nel bene e nel male) per fortuna esistono i libri. Quelli veri come questo.  Di Don Pino Puglisi, ve lo dico con un po’ di vergogna ora, fino all’altro giorno che ho preso in mano questo libro, io conoscevo forse, solo il nome. Una storia sentita di passaggio senza mai essermi soffermata. Chi è Don Pino?

Don Pino è stato un’uomo che ha insegnato tanto. E che ha pagato con la vita il suo insegnare. Don Pino è un uomo che ti cambia la vita e la sua visione sia che lo hai conosciuto personalmente sia che di lui ne hai solo letto 317 pagine di un libro che fa parte di quei libri, secondo me, che nella vita NON si possono non leggere.

E ve lo voglio consigliare per un motivo soltanto che nessuno meglio di Alessandro D’Avenia ha saputo spiegare:

“Cinque sono le cose che un uomo rimpiange quando sta per morire. E non sono mai quelle che consideriamo importanti durante la vita. Non saranno i viaggi e neanche una macchina nuova, una donna o un uomo da sogno o uno stipendio migliore. No, al momento della morte tutto diventa finalmente reale. E cinque le cose che rimpiangeremo, le uniche reali di una vita.

La prima sarà non aver vissuto secondo le nostre inclinazioni ma prigionieri delle aspettative degli altri. Cadrà la maschera di pelle con la quale ci siamo resi amabili, o abbiamo creduto di farlo. Ed era la maschera creata dalla moda, dalle false attese nostre, per curare magari il risentimento di ferite mai affrontate. La maschera di chi si accontenta di essere amabile. Non amato.

Il secondo rimpianto sarà aver lavorato troppo duramente, lasciandoci prendere dalla competizione, dai risultati, dalla rincorsa di qualcosa che non è mai arrivato perchè non esisteva se non nella nostra testa, trascurando legami e relazioni. Vorremmo chiedere scusa a tutti, ma non c’è più tempo.

Per terzo rimpiangeremo di non aver trovato il coraggio di dire la verità. Rimpiangeremo di non aver detto abbastanza “ti amo” a chi avevamo accanto, “sono fiero di te” ai figli, “scusa” quando avevamo torto, o anche quando avevamo ragione. Abbiamo preferito alla verità rancori incancreniti e lunghissimi silenzi.

Poi rimpiangeremo di non aver trascorso tempo con chi amavamo. Non abbiamo badato a chi avevamo sempre lì, proprio perchè era sempre lì. Eppure il dolore a volte ce lo aveva ricordato che nulla resta per sempre, ma noi lo avevamo sottovalutato come se fossimo immortali, rimandando ad oltranza, dando la precedenza a ciò che era urgente anzichè a ciò che era importante. E come abbiamo fatto a sopportare quella solitudine in vita? L’abbiamo tollerata perchè era centellinata, come un veleno che abitua a sopportare dosi letali. E abbiamo soffocato il dolore con piccolissimi e dolcissimi surrogati, incapaci di fare anche solo una telefonata e chiedere come stai.

Per ultimo rimpiangeremo di non essere stati più felici. Eppure sarebbe bastato far fiorire ciò che avevamo dentro e attorno, ma ci siamo lasciati schiacciare dall’abitudine, dall’accidia, dall’egoismo, invece di amare come i poeti, invece di conoscere come gli scienziati. Invece di scoprire nel mondo quello che il bambino vede nelle mappe della sua infanzia: tesori. Quello che l’adolescente scorge nell’addensarsi del suo corpo: promesse. Quello che il giovane spera nell’affermarsi della sua vita: amori.”

Ciò che inferno non è

di

Alessandro D’Avenia

Mondadori

€14.00

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