LA SARTA DI DACHAU

La sarta di Dachau

Ada ha 19 anni. E’ una ragazza come tante, le piace uscire, mettersi il rossetto e vestirsi bene. Come tutte le ragazze diciannovenni che si rispettino. Ada ha un talento: lei sa cucire e da grande vuole creare abiti di alta moda come Coco Chanel. Vuole diventare una modiste e creare anche lei la sua casa di moda. Sogna Parigi, la casa della moda, sogna un fidanzato e una famiglia. Ada ha un’unica sfortuna. 19 anni,  lei,  li ha nel 1939. Ada è una ragazzina e incontra Stanislau, un ragazzo o meglio un conte che la fa innamorare e le cambia la vita. Ada conosce Parigi e insieme a Parigi conosce la guerra. Ada non è ebrea, lei è inglese ma è una donna e come tante, troppe persone, viene fatta prigioniera e portata a Dachau.

ARBEIT MACHT FREI.

Quante volte abbiamo sentito questa frase IL LAVORO RENDE LIBERI. Credo che sia la frase più vergognosa di tutti i tempi perchè in nome del lavoro l’umanità ha toccato il fondo.

Oggi io voglio urlare che no, ARBEIT MACHT FREI non deve mai più ripetersi, oggi io voglio urlare che NO! Non è il lavoro che ci rende liberi. Oggi io voglio gridare con tutta la voce che ho:

LA MEMORIA CI RENDE LIBERI

perchè gli orrori che hanno patito milioni di uomini, donne, ragazzine, proprio come Ada, e bambini NESSUNO lo deve dimenticare. Tutti lo devono conoscere e solo noi, attraverso i racconti, i ricordi, i libri possiamo tenere vive tutte queste persone e render loro un po’ di giustizia ricordandole. Io lo faccio sempre perchè #ionondimentico

La sarta di Dachau

di Mary Chamberlain

Garzanti Editori

€. 16.90

Londra 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto 18 anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. L’unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello che abbia mai confezionato. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Fuhrer…”

La sarta di Dachau è un caso editoriale mondiale. Venduto in 26 paesi, ha conquistato il cuore dei librai e dei lettori inglesi. Una storia di orrore e di speranza, di vite spezzate e della capacità di sopravvivere grazie ai propri sogni. La storia di una donna che non si arrende e che continua a lottare anche quando tutto sembra perduto.

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